ARTE E MUSEI

Attività traduzioni per il Padiglione Catalano alla Biennale di Venezia. Dal 2009,  anno della prima partecipazione della Catalogna alla Biennale, traduco in italiano il dossier del progetto e i contenuti per la mostra al Padiglione.

CATALONIA IN VENICE-TO LOSE YOUR HEAD (IDOLS)

Evento Collaterale della 58. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia L’INSTITUT RAMON LLULL presenta la mostra CATALONIA IN VENICE_TO LOSE YOUR HEAD (IDOLS), curata da Pedro Azara, come Evento Collaterale alla 58ª edizione della Biennale d’Arte di Venezia (11 maggio - 24 novembre 2019). Prendendo le mosse dalle teorie dell’arte e dell’estetica, il progetto è una riflessione sul rapporto particolare e intenso che lega l’essere umano alle statue. All’esposizione, che si terrà ai Cantieri Navali sull’isola di San Pietro a Venezia, partecipa l’artista Marcel Borràs. La mostra sarà corredata da un libro d’artista realizzato da vari autori. Il Padiglione Catalano espone sculture che illustrano e contestualizzano fenomeni di adorazione e distruzione delle statue in Catalogna e in tutto il mondo. L’allestimento dello spazio espositivo, progettato dal giovane architetto Tiziano Schürch, evoca l’atmosfera di un deposito di statue distrutte.    “C’era una piccola Madonna che gli piaceva molto, e a un tratto, davanti alla Madonna, si commosse e iniziò a recitare una specie di preghiera, e poi, di punto in bianco, sputò sulla Madonna e cominciò a insultarla.” (Salvador Dalí su Luis Buñuel, 1969) Lungi dall’atteggiamento contemplativo che si dovrebbe avere davanti alle immagini secondo la teoria dell’arte occidentale, erede dell’Illuminismo – rimanere composti, mantenere le distanze –, oggi come ieri, le statue naturalistiche esposte al pubblico suscitano reazioni accese, dall’adorazione al rifiuto, dalle carezze alla mutilazione. Le statue “si espongono” ad atti decisi, corrono dei rischi a mostrarsi, a rivelare il loro volto, ispirano il confronto, provocano lo scontro; attirano, sfidano, sollecitano chi le guarda. Le statue organizzano e sciolgono comunità, ci fanno vedere ciò che vogliamo vedere – e che può essere visto solo attraverso l’immagine – e ciò che non vogliamo vedere. Le immagini sono esseri viventi che non lasciano indifferente nessuno. In tutte le epoche e culture le statue pubbliche portano con sé rischi e sfide. Rappresentano testimonianze amate o esecrate. Mettono in gioco la loro vita e la vita di chi vi si affida. La buona o la cattiva sorte di un individuo o di una comunità dipende dallo sguardo benevolo o malevolo dell’immagine. Una comunità come la Catalogna, non sfugge a questo tipo di reazioni suscitate dalle immagini. Le statue assembrano persone in adorazione, o al contrario vengono accecate o decapitate. Ma la testa che perdono simboleggia la testa che perdiamo, una perdita che rappresenta un trionfo, poiché è la prova che l’immagine ha raggiunto il suo obiettivo: tirarci fuori dai nostri schemi, svegliarci, metterci davanti alle nostre paure e speranze. Riportarci a una vita piena e contraddittoria. Una statua venerata o distrutta è una statua vittoriosa perché ha conseguito il suo scopo. Il Padiglione Catalano a Venezia presenta la biografia di una decina di statue pubbliche che, durante e dopo la dittatura e negli ultimi anni, hanno scatenato reazioni accese, viscerali o estatiche. In mostra sono alcune sculture con i segni più evidenti di tali sentimenti, insieme a interpretazioni contemporanee, in generi artistici differenti, del fervore, del dolore o della paura che ci suscitano le immagini. I visitatori sono invitati a confrontarsi con esse, all’interno e all’esterno del Padiglione, a farsi avvicinare… Attenti alle statue!    Marcel Borràs presenterà a un pubblico selezionato, nei giorni della vernice, una nuova ed esclusiva performance dal titolo Lei se ne appropria nel presente. Un’attrice incarnerà la complessa vita delle statue oggetto della mostra: interpreterà le vicende che hanno suscitato sentimenti appassionati nelle comunità e determinato espressioni di adorazione o di distruzione verso le sculture. La performance, registrata e fotografata, diventerà parte integrante della mostra Catalonia in Venice–To Lose Your Head (Idols). La prima performance si terrà al Padiglione catalano, di fronte a un distributore automatico che fornirà il materiale necessario per “adorare” o “distruggere” le statue incarnate dall’attrice. Marcel Borràs è un attore famoso per i suoi ruoli da protagonista in importanti produzioni e in serie televisive di fama internazionale. Lavora con prestigiosi registi come Roger Bernat, Àlex Rigola, Lluís Pascual, Georges Lavaudant, Agustí Villaronga, Mar Coll o Pau Freixes. Il lavoro di Marcel Borràs è noto per la sua creatività insolente ed entusiasta e per la commistione di discipline artistiche diverse. Capaci insieme di far ridere e di invitare alla riflessione, gli spettacoli che ha scritto e diretto sono celebri per il loro stile provocatorio, originale e brillante.         

 

Tiziana Camerani ha curato per l'Institut Ramon Llull le traduzioni del progetto "Singularity", Padiglione catalano, Biennale d'Arte di Venezia 2015. "Singularity" è un progetto del cineasta Albert Serra, curato da Chus Martínez  

Catalonia in Venice: SINGULARITY L’Institut Ramon Llull presenta un progetto del regista Albert Serra, per la curatela di Chus Martínez   “L’ispirazione di questa installazione è venuta da una conversazione con l’artista sul significato di ‘singolarità’. I matematici e i ricercatori che si occupano di intelligenza artificiale definiscono ‘singolarità’ il momento in cui il nostro rapporto con la macchina cambia, quando la tecnologia smette di essere uno strumento e diventa una compagna della specie umana. Ma a cosa si riferisce qui la singolarità? Indica una condizione attuale, definita non solo dallo stato del capitale e dell’economia, ma anche da una nuova svolta epistemologica che ci porta a un modo diverso di convivere con macchine e natura. Vale a dire che la singolarità è un altro nome del cinema. Il cinema rappresenta uno dei rapporti più stretti ed eloquenti che l’umanità abbia mai instaurato con una macchina. Abbiamo affidato alla macchina da presa la ri-creazione completa del nostro lavoro di introspezione, allo stesso modo in cui i nostri occhi sono legati al nostro senso della vita. Così possiamo supporre che il cinema abbia imparato qualcosa da noi e che la macchina da presa, speciale intelligenza artificiale, stia trasformando il futuro del concetto di immagine in movimento.  Albert Serra intreccia poeticamente immagini dalla valenza contemporanea riprese a Lleida, in Catalogna, con immagini meno chiaramente realistiche, creando così una sorta di antico mito, di favola. Alcune parti del film sono costituite da un flusso di materiali suggestivi, esclusivamente visivi. Ma in altre parti l’artista Albert Serra ci racconta storie che per lui rappresentano modi ‘antichi’ e nuovi di parlare del cinema. Quest’opera particolarissima di Serra cerca di creare una ‘leggenda’, un ricordo visivo e sensoriale per lo spettatore, sulla base di motivi che segneranno una svolta nel nostro modo di intendere non quello che il cinema è capace di dire, ma il modo in cui il cinema può trasformarci e prepararci a un futuro differente dell’immagine, dell’uomo e della macchina.”  Chus Martínez, curatrice  “Nel XXI secolo le immagini sono in fuga e non tornano indietro; lanciate da tanti schermi, si spiegano da sé. L’artista forse le crea, le afferra, le mostra in uno sforzo barocco e titanico. Nei loro spasimi di morte, le immagini possono ancora servire per illustrare il mondo con un soffocamento visivo, ma anche con l’ambizione di narrare, con fantasia. Dai pionieri delle miniere alla corsa all’oro dei primi del Novecento fino all’odierna industria regolata e tecnica dell’uso del suolo, Singularity spiega l’ultima grande transizione, l’ultima ad avere l’uomo al centro e l’ultima a poter ancora mantenere la presenza del corpo come forza trainante di ogni trasformazione umana. Dopodiché, le macchine...” Albert Serra, artista Il progetto comprende una pubblicazione di 32 pagine, co-realizzata dall’Institut Ramon Llull e dalla rivista d’arte Mousse, scaricabile gratuitamente dal sito dedicato: http://venezia2015.llull.cat L’Institut Ramon Llull  L’Institut Ramon Llull è un consorzio pubblico istituito nel 2002 con l’obiettivo di promuovere la lingua e la cultura catalana all’estero. A tale scopo l’IRL opera per dare un’ampia visibilità internazionale a scrittori e artisti, incoraggia scambi artistici e culturali e sostiene gli studi di lingua e letteratura catalana nelle università. Il consorzio è attualmente costituito dal Governo catalano e dal Comune di Barcellona. Quest’anno L’IRL presenta per la quarta volta Catalonia in Venice alla Biennale d’Arte di Venezia nell’ambito degli Eventi Collaterali, dopo la sua seconda partecipazione alla Biennale d’Architettura nel 2014. Cantieri Navali (Castello, 40) Periodo di svolgimento: dal 9 maggio al 22 novembre 2015 10.00 - 18.00, chiuso il lunedì (tranne l’11 e il 16 novembre)

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