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Lunedì, 06 Aprile 2020 15:45

La mia Alfonsina Storni. "¿Y tú?"

Uno dei miei sogni editoriali proibiti è tradurre un'antologia di Alfonsina Storni, poetessa argentina (ticinese di nascita) del primo Novecento, morta suicida a Mar del Plata.

Molti conoscono forse l'emozionante canzone di A. Ramírez e F. Luna, nata dall'ultima poesia di Alfonsina (Voy a dormir), "Alfonsina y el mar".

Indimenticabile l'interpretazione di Mercedes Sosa.  Riflettevo ieri su una riflessione di Walter Siti sul poco spazio che si dedica oggi alla poesia - elaboro: in un mondo che straborda di ansia comunicativa, manca il silenzio, luogo-madre della poesia.  

Oggi allora (mercoledì, ma per me domenica) ho chiuso telefono, whatsapp, gmail e nel silenzio ho tradotto "Y tú?", in una prima versione esplorativa. Non sono convinta di "levigato" ma confido in nuove idee al prossimo silenzio. -------

E tu?  Sì, vivo, erro, mi muovo; acqua che scorre e mulina, sento la vertigine feroce del movimento, l’odore della selva, a nuova terra approdo.  Sì, mi muovo, forse bramo soli, aurore, tempesta e oblio: e tu che fai, levigato e gramo? Sei il sasso accanto al quale passo. ---

¿Y TÚ? Sí, yo me muevo, vivo, me equivoco; agua que corre y se entremezcla, siento el vértigo feroz del movimiento: huelo las selvas, tierra nueva toco. Sí, yo me muevo, voy buscando acaso soles, auroras, tempestad y olvido. ¿Qué haces allí misérrimo y pulido? Eres la piedra a cuyo lado paso.  

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